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La lenticchia e il farro

 

LENTICCHIE: il loro nome botanico deriva dalla forma a lente del seme. Sono stati tra i primi legumi consumati dall' uomo, per primo furono ritrovati in Turchia, nel 5500 a. C. e anche in tombe egizie del 2500 a.C. Al giorno d'oggi viene considerato di buon auspicio consumare un piatto di lenticchie durante la cena dell'ultimo dell'anno quando la si unisce allo

zampone e soprattutto per il valore scaramantico che le viene attribuito:

ciò è dovuto all'antica usanza di regalare, a fine anno, una scarsella ( la tipica borsa per conservare monete) colma di lenticchie. L'augurio era che ciascuno chicco si trasformasse in monete, rendendo così ricco e fortunato il destinatario del dono.

Sono le più tenere e rinomate d'Italia le lenticchie di Castelluccio. La buccia poco spessa e morbidissima ne permette un impiego assolutamente poliedrico in cucina, poiché non devono essere ammorbidite prima dell'uso, come tutti gli altri legumi.
A scatenare l'acquolina in bocca bastano i due millimetri del loro spessore, dove si concentra un alto contenuto di proteine, una consistente quantità di fibre, vitamine e sali minerali: abbastanza per fare il pieno di salute.
Tramite la coltivazione di questa varietà di lenticchia, i contadini di Castelluccio hanno anticipato di secoli l'agricoltura biologica. Nello stesso campo, a rotazione, di anno in anno, si alternano infatti lenticchie, frumento e pascolo, eliminando così ogni tipo di fertilizzante chimico.
Dalla trebbiatura, che avviene entro il mese di agosto, si ottengono baccelli dai semi verde-marrone, incredibilmente leggeri: 1000 lenticchie pesano circa 23 grammi.
I segreti della lenticchia di Castelluccio non finiscono qui: a fare la sua parte è anche la struttura argillosa del terreno e il clima dell'Appennino centrale, con gelate primaverili e forti sbalzi di temperatura in estate.
La cucina tradizionale umbra ne ha sfruttato appieno le potenzialità nutritive abbinandole ai cereali e per zuppe memorabili.

A parità di gusto vi sono anche le lenticchie di Colfiorito coltivate negli altipiani di Colfiorito dove il terreno è umile e fertile, grazie alla presenza del lago. Questa prelibatezza viene spesso abbinata al farro, anch'esso coltivato in queste zone, per dare "origine" alle gustosissime zuppe.

 

FARRO: cereale coltivato fin dall'antichità, coltivato anche dai Greci durante il III millennio a. C. dai quali fu poi introdotto nella nostra penisola. I Romani facevano largo uso di farro ( frantumato e macinato) perché consumavano una specie di pappa detta "farratum" o "puls" variamente aromatizzato, simile all polenta. La parola "farina" deriva da "far" cioè farro.

 
 

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